COVID ENDZONE – Giovanni Fumagalli


 

La sezione Ultimate Frisbee della polisportiva CUS Padova è l’ennesima comunità atletica che, trovatasi di fronte al muro insormontabile della pandemia di Covid-19, ha dovuto interrompere totalmente le proprie attività. Sorge spontaneo chiedersi come può sopravvivere uno sport dove la squadra, il contatto e l’agonismo sono così importanti ed imprescindibili?
Giovanni Fumagalli, giocatore emergente dell’ultimate Italiano, capitano eletto della prima squadra (i Barbastreji) da questa stagione, ci aiuterà a capire come in questo momento di crisi e insicurezza si possa gestire un team di atleti in quarantena.

I: Eletto dai tuoi stessi atleti a novembre di quest’anno, cinque anni di esperienza nell’Ultimate con diverse presenze nel team nazionale sia da atleta che da allenatore e una pandemia che scoppia giusto ad inizio stagione sportiva. Come ha influito questo cambiamento sul tuo lavoro di capitano?

G: Non mi aspettavo nemmeno di essere eletto capitano, tanto per cominciare. Sono passato dall’essere allo stesso livello dei rookies al gestire un intero team di serie A nel giro di un attimo, fortunatamente non sono solo ma ho al mio fianco persone competenti e con cui ho una buona intesa. Ho avuto solo tre mesi per inserirmi e affermarmi nel ruolo di capitano e sono convinto che con un po’ più di tempo a disposizione avrei potuto fare di meglio, ma le circostanze sono quelle che sono.
Siamo partiti abbastanza in ritardo con delle proposte poiché sia io e il mio vice che gli allenatori siamo stati sul chi va là, per capire un po’ la situazione: cosa si poteva fare e cosa no. Verso fine aprile abbiamo sondato il terreno proponendo due/tre allenamenti a settimana via Zoom alla squadra ed il responso è stato subito molto positivo; poi una cosa tira l’altra e ora proseguiamo con tre allenamenti fissi alla settimana. Io cerco sempre di mettere la stessa voglia che ho messo fino ad ora in campo anche in queste chiamate, cerco di proporre spesso esercizi diversi per non far annoiare gli atleti mantenendo però una buona intensità.

I: Gli allenamenti quindi venivano costruiti a più mani: un capitano, un vice e due allenatori. Che cosa avete preparato quindi in termini di allenamenti e magari anche progetti per la vostra squadra?

G: Sì, con me collaborano: Federico Rubini come co-capitano, Alberto Girotto e Lorenzo Pavan come allenatori e tecnici di squadra. Dopo un paio di riunioni a distanza, una volta capito l’andazzo di questa quarantena abbiamo optato per degli allenamenti brevi di un’oretta per due/tre volte a settimana ad una buona intensità: circuit training, esercizi di stabilità o stretching per sopperire un po’ alle nostre mancanze.
Abbiamo anche un progetto di videoanalisi: noi dello staff ci troviamo una sera alla settimana, guardiamo una partita di Ultimate di alto livello e la analizziamo. Dopodiché con la squadra ci troviamo una volta ogni settimana o se non è possibile ogni due e la guardiamo tramite un sito che si chiama Watch Together. Si spiega cosa va bene e cosa non va bene, le varie tattiche, gli errori, ecc.
Non mi prendo il merito dell’analisi, quella è tutto merito di Lorenzo e Alberto, io mi sono limitato a proporre l’iniziativa.

I: Qual è stato il responso di queste proposte?

G: Per gli allenamenti ottimo sin da subito, purtroppo molti di noi si allenano con un obbiettivo molto preciso e quando questo viene cancellato scende un po’ la voglia. Nonostante ciò anche dopo la cancellazione del campionato c’è sempre stato un buon numero di presenze e tanta voglia di fare.
Io sono quello che gestisce gli allenamenti, non ho scuse per tirarmi indietro.
Per quanto riguarda l’analisi il responso è stato davvero molto positivo, l’ultima volta eravamo in dodici, ora che si può anche uscire alcuni dei giovani si trovano magari in un giardino a guardare la partita. Inoltre, è sempre una buona occasione per trovarsi e scherzare con gli amici.

I: Abbiamo parlato del pre-covid e della situazione attuale: per quanto riguarda il futuro cosa avete in programma per gli atleti e per la società?

G: Noi come staff di squadra stiamo aspettando una risposta dal CUS, dalla società quindi, se e quando ci sarà disponibilità di allenamento o meno. La voglia di ricominciare c’è ed è parecchia. Molti di noi si trovano a lanciare al parco, anche giornalmente. Non vorrei sbilanciarmi troppo, ma prima di agosto o settembre la vedo difficile.

I: Cosa ci sai dire invece della prossima stagione?

G: Spero che tutti abbiano una gran voglia di spingere. Quest’anno ci è rimasto l’amaro in bocca, avevamo una squadra competitiva e si era visto qualcosa di promettente alla Coppa Primavera a febbraio. Spero che si rinnovi la nostra collaborazione con gli atleti di Brescia e prego che non ci sia la solita “fuga” di atleti come succede ogni anno, in cui un gruppo di maturandi sceglie di andare a studiare in università di altri paesi, e in questa squadra sono parecchi.
L’obiettivo per l’anno prossimo è mantenere lo stesso nucleo, senza aggiungere troppi nuovi innesti.
A breve termine sto pensando alla Champions Mixed, sperando si svolgano, dove possiamo competere ad un buon livello.

Alberto Degan